La Storia di Sonny

Sceglie la comunità per essere sostenuto ma finisce in un incubo.

Della triste storia di Sonny (nome di fantasia), AIEF è venuta a conoscenza pochi giorni dopo il Ferragosto del 2019.

Il padre di Sonny ha deciso di contattarci preoccupato dalle gravi condizioni psico-fisiche riscontrate nel figlio, all’epoca ospite di una comunità per minori. 

Sonny era stato trasferito in una comunità del Piemonte a gennaio 2019 in seguito alle innumerevoli fughe dalla precedente struttura del Veneto in cui era stato collocato a causa di gravi problematiche comportamentali. L’allontanamento dalla famiglia era stato richiesto dagli stessi genitori, i quali confidavano che l’inserimento del figlio 17enne in comunità potesse portare ad un recupero del comportamento. Purtroppo la pandemia da Covid19 non facilita la situazione e, a causa della sospensione degli incontri in presenza e della chiusura delle regioni per evitare la diffusione del virus, i genitori riuscirono ad avere contatti con il figlio solo telefonicamente. 

Ad Agosto avviene il primo incontro in presenza: il padre, la sorella e la nonna sono entusiasti di poterlo riabbracciare dopo 6 lunghi mesi.  

Il papà racconta:  

“attendiamo in un bar e quando Sonny arriva non sembra nemmeno lui: barcolla, non riesce a parlare in modo fluido, trema e non riesce a compiere i gesti più semplici come sollevare una tazzina o stare in equilibrio.” 

 E’ evidente che che il figlio sia in uno stato fortemente alterato delle proprie capacità cognitive e motorie. Per il padre la spiegazione più plausibile è l’utilizzo, da parte della struttura, di farmaci che comunque alterino pesantemente lo stato di vigilanza e coordinazione del figlio. Il padre è certo di non aver mai autorizzato la struttura all’utilizzo di nessun farmaco e di non essere mai stato contattato dalla stessa per nessuna comunicazione che riguardasse l’uso di farmaci o psicofarmaci. 

Estremamente preoccupato, così come la sorella e la nonna, decide di filmare l’incontro, il ragazzo stesso implora la famiglia di poter tornare a casa. Il video con il racconto completo viene inoltrato allo sportello di aiuto AIEF che prontamente accoglie la segnalazione e si adopera per le prime verifiche e poter far luce su questa incresciosa testimonianza.  

AIEF osservando la documentazione riscontra delle evidenti criticità preoccupanti e trasmette prontamente una segnalazione alle Autorità competenti in materia di vigilanza. 

A pochi giorni dalla segnalazione la commissione di vigilanza effettua un controllo presso la comunità ed evidenzia gravissime criticità sia strutturali sia dal punto di vista educativo e gestionale di tutti gli ospiti della struttura.  

A fine settembre, dopo un mese dall’intervento di AIEF,  è giunta la revoca delle autorizzazioni dell’Asl alla struttura e la richiesta di chiusura. Oggi il ricorso al Tar, presentato dalla comunità, è stato respinto e la struttura è definitivamente chiusa. Alcuni ragazzi sono stati ricollocati ed altri, come Sonny, sono tornati dalle famiglie d’origine. 

Ora il ragazzo, dopo un lungo percorso di ripresa della quotidianità, ha nuovamente iniziato a frequentare la scuola, interrotta in comunità. Sonny è stato tutelato dall’amore e dall’attenzione premurosa del padre e dall’intervento di AIEF che per questo si batte quotidianamente “affinché mai vengano lesi i diritti dei minori e dei più fragili, ancor più nei luoghi che sostituiscono la famiglia”. 

I legali di AIEF hanno assistito la famiglia e le famiglie di altri ragazzi, che ospiti della stessa struttura, hanno denunciato le tante mancanze presenti. 

“Sono purtroppo tante le testimonianze che ci giungono da famiglie e ragazzi che risiedono in comunità. Strutture che non raggiungono il limite dei requisiti minimi, con estrema carenza di personale, vecchie e fatiscenti ove le condizioni di vita e di accudimento risultano fortemente inadeguate”. AIEF. 

Menu